Mercoledì 7 gennaio 2026

Non posso lasciarvi soli nemmeno un momento che, guarda che confusione!

Solo pochi giorni di pausa nel blog e nel mondo succede di tutto: la cattura di Maduro, la strage di ragazzi in Svizzera, e ancora, molte delle ong che operano a Gaza “buttate” fuori dalla città, il tutto condito dal ritornello: manca un mese a Milano-Cortina.
Come ripartire, come ricominciare la vita solita? Come non usare la realtà come uno sfondo dove noi possiamo inventarci la nostra musica?

Una delle cose che mi ha più colpito, in questi giorni di vacanze studio, è stato conoscere una ragazza che, con una nettezza assoluta, mi diceva, lei pratica uno sport a un livello importante: “quando gioco mi diverto ma il problema è che per fare questo mi accorgo che devo mettere da parte tante cose, alcune poi sono quelle che per me contano. Ora finisco il campionato poi decido cosa fare”. Detto da una persona che con il proprio gioco potrebbe anche mantenersi è davvero cosa degna di nota. Se poi calcolate che mi ha detto questa cosa mentre si accingeva a tornare a casa controvoglia ma “per serietà” con gli impegni presi, mi pare che la dica lunga. La serietà con Gesù e con la sua compagnia diviene la serietà con una cosa che sembra allontanarla, per poter decidere come e cosa fare in futuro.

In queste ultime ore, ieri sera in pratica, ho letto diversi inviti e spiegazioni su come iniziare, su come ricominciare il sette gennaio, e diversi invitano a vedere questo nuovo inizio con gioia come se il sette gennaio fosse in qualche modo paragonabile con il giorno di Natale o con le mattine passate in pantofole a fare le cose più care.
Ha ragione quella giovane amica: io sono serio con il mio ricominciare, e ne ho anche voglia, per come ho vissuto i giorni prima: come vivere il sette gennaio dipende tutto da come ho vissuto il sei.

Buon cammino!


dalla liturgia ambrosiana:

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro! Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo». Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi».

Vangelo secondo Luca 12,34-44.

Dov’è il tesoro sarà il cuore. Credo sia davvero così, non c’è bisogno di altre parole, il cuore è pieno solo di ciò che fa vivere, la testa è sempre piena di sogni, progetti e calcoli.
A noi spetta di decidere chi, tra cuore e testa, vince. Oppure, e qualcuno ci riesce, si devono mettere in equilibrio le due cose. Ma di solito le due cose vanno ordinate: prima uno poi l’altro.
Quando uno ha messo a dimora il proprio cuore allora accade che si apra il grande tema della custodia: come restare desti e vigili quando c’è il continuo pericolo di perdere ciò che si ha di più caro?
Di grande aiuto nel testo evangelico può essere il fatto che Gesù lodi quei servi che vivono con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese, sono persone che non aspettano che accada qualcosa ma vivono con intensità la vita.
Solo l’intensità del sì che diciamo a ciò che abbiamo davanti, ci consente di accorgerci, e di riconoscere, quale sia la portata dell’amore che abbiamo nel cuore. Vivere è lo strumento che ci spalanca alla scoperta di ciò che riempie il nostro cuore.


Le domande che agitano il cuore umano non solo sono lecite ma il loro stesso porsi presuppone un’ipotesi di risposta positiva. Quando guardiamo seriamente a noi stessi ci scopriamo miseri e piccoli ma anche al centro dell’universo e quindi nasce nell’uomo il “sospetto” che ci sia un punto di consistenza che dà valore supremo alla vita, pur dentro la sua piccolezza.

Ripartire da questa coscienza è la prima cosa da chiedere la mattina quando si aprono gli occhi. Solo così l’inizio si carica di una promessa di pienezza.


Commenti

Una risposta a “Mercoledì 7 gennaio 2026”

  1. Maria Rita Casalboni

    Ecco volevo comunicare la mia sorpresa e la mia gratitudine per il Vangelo di oggi perché descrive come meglio non si potrebbe la posizione della mia amica Memor Domini che il 4 è stata chiamata da Gesù improvvisamente: lei attendeva e Lo ha sempre servito in coloro che avevano bisogno di cure con la dedizione di chi “cerca il suo volto”
    Grazie

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