Martedì 21 aprile 2026

Sapevo che stavano preparando un modello per una mostra del MuD e volevo vedere come andava. Li ho trovati,lui e lei, che stavano andandosene, anche se non era nemmeno metà pomeriggio, lasciavano tutto perché avevano una lezione. Questa è la prima cosa che mi ha colpito: anche dentro un’avventura come quella dell’allestimento del Mud avevano deciso che avrebbero lavorato di notte per finire il loro modellino piuttosto che, magari scusandosi, saltare la loro lezione.
Mi colpiva perchè spesso a me accade che quando sono preso tralascio qualcosa; il loro senso di responsabilità mi ha colpito perché davvero ha senso fare “di più” solo quando esso ti rimanda alla tua vita e ti rilancia dentro i tuoi compiti.

Così ho spiegato loro che potevano lasciare tutto e tornare la sera, avrei lasciato loro le chiavi per poter lavorare sino a che non avessero finito.
Mentre uscivo dalla loro stanza, e avendo familiarità e simpatia per il lui della coppia, dico ridendo a lei, che invece non conoscevo per nulla: “ma come fai a lavorare con uno stordito come lui? Lo sopporti?”. Lei tranquilla e quasi distratta mi risponde: “gli voglio bene!”. Io così ho solo potuto incassare il colpo, e sono immediatamente passato dalla modalità “scherzo” alla modalità “ammirazione”.
Quanti avrebbero dato quella risposta? Così netta, così vera e così pura?
Ciò che muove il MuD che inizia oggi è un’amicizia così, è quella amicizia che troverete esposta in piazza Leonardo, per tre giorni.
Nella certezza, mia, che è per tutta la vita.


dalla liturgia ambrosiana:

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera. Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce. Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato. Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita. Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio? Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».

Vangelo secondo Giovanni 5,31-47.

Come può il Padre dare testimonianza in Gesù, ancora meglio: come nella mia vita il Padre dà testimonianza al mondo? Perché si potrebbe cadere nella posizione di chi, da presuntuoso, dice da sé di essere riflesso della presenza del Padre. E questo accade quando si mette troppo l’accento sul tema della preferenza.
La via della testimonianza è la Parola: Gesù porta qualcosa che non è suo ma che ha ricevuto, e questo dono ricevuto è la Parola del Padre, attraverso cui Lui, oggi, arriva a tutti gli uomini. Quindi per essere testimoni del Padre abbiamo solo il compito di essere “profeti”, gente che grida al mondo ciò che ci ha preso, ciò che ci ha conquistato.

Per questo Gesù dice che non c’è l’amore di Dio nella nostra vita e che ascoltiamo solo noi stessi: accettare di essere riflesso del Padre richiede di diventare trasparenti, di far passare quella presenza innanzitutto; perché il Padre in noi si sveli dobbiamo chiedere che vivere di Lui sia l’impegno della vita.


Don Giussani dichiara, ad inizio capitolo, che lo svolgimento delle cose comincia dal capitolo 2 del vangelo di san Giovanni; quindi potrebbe essere utile rileggerlo.

Il punto di partenza per questa certezza che cresce è che tutto, ogni tipo di evento, può essere occasione di incontro e, secondo, ogni aspetto della vita può essere luogo del rapporto con Lui.
Spesso invece ci mostriamo così rispettosi delle modalità del fare e dell’agire che finiamo con il togliere al buon Dio la possibilità di venirci incontro. Perché è Lui a fare il passo, noi dobbiamo solo avere la libertà del nostro sì a ciò che accade.


Commenti

Una risposta a “Martedì 21 aprile 2026”

  1. Da qualche tempo, non posso piu partecipare ad alcuni gesti come prima: la caritativa al Beccaria, la cena da Kayros, il gruppetto.
    Il motivo è che, la sera, è richiesta maggiormente la mia presenza flin casa e questo mi sta facendo.soffrire perché mi manca qualcosa.
    Leggendo il blog ho capito perché soffro così tanto: “ha senso fare “di più” solo quando esso ti rimanda alla tua vita e ti rilancia dentro i tuoi compiti”.
    Mi manca qs rilancio nelle cose che devo fare, nei miei compiti quotidiani. Da qualche giorno, però qs è anche motivo di maggiore attenzione (tenerezza, ha detto ieri una quadratina..)nei confronti di chi richiede la mia presenza e un motivo in più per essere fedele, nella sequela di Gesù, a quel poco che posso fare.
    Grazie Don perché mi stai insegnando a stare attenta alla realtà e a vedere Gesù dovunque decida di manifestarsi per me.

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