Ieri sono state tante le provocazioni, dovermi limitare è difficile e davvero forte la tentazione di provare a pensare quale sia la cosa più grande, più avvincente e più “leggibile”.
Ma così non sarei più fedele al mio impegno: raccontare la cosa più piccola, quella più insignificante e trascurata, mostrando che anche lì passa la presenza di Gesù.
Il MuD mi sta davvero regalando grandi spunti e anche grandi incontri: sto incontrando gente che “magari” non fa l’università ma che non vedevo da decenni. Per non parlare delle cose bellissime che imparo, nelle mostre e negli incontri: una frase che ti descrive, un concetto che ti corrisponde, …
Ma ieri sera mi ha colpito il buio.
Per la quasi totalità dello spettacolo serale un blackout della linea elettrica ha fatto mancare l’illuminazione pubblica.
Per me è stato un dono, per almeno due motivi: sono stato costretto a non guardare intorno ma solo a vedere lo spettacolo, per cui ero sceso in piazza. E, quando lo spettacolo è finito, sono stato profondamente grato perché il buio mi ha costretto a stare più attento a dove mettevo i piedi.
Il buio, è stupenda questa cosa, è una mancanza che costringe a vedere bene che cosa c’è, ti costringe ad essere attento al cammino e questo fa camminare e crescere meglio. Sono tornato ripensando a quello che avevo visto, senza potermi distrarre.
dalla liturgia ambrosiana:
GIOVEDI’ della III° settimana di PASQUA
In quel tempo. Venuta la sera, i suoi discepoli scesero al mare, salirono in barca e si avviarono verso l’altra riva del mare in direzione di Cafàrnao. Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti; il mare era agitato, perché soffiava un forte vento. Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!». Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti.
Vangelo secondo Giovanni 6,16-21.
La sera, e poi la notte, in quel tempo, erano come la morte, la fine delle cose.
Il buio e l’acqua erano il segno della più grande indeterminatezza: portati e mossi verso un incerto.
Ma di quella fine gli amici di Gesù, e Gesù stesso, non hanno affatto paura: si muovono e camminano. Come mai quello che agli altri fa paura a loro invece no? Lo capiamo nel momento in cui i discepoli hanno paura: Gesù è una presenza che li accoglie e li accompagna. Fa davvero impressione il fatto che fino a che si rifanno alla loro esperienza sono tranquilli, quando invece la loro esperienza non sa dare ragione a quel camminare sulle acque allora hanno paura.
Come noi: finchè Gesù fa ciò che capiamo e ci aspettiamo siamo in pace, lo riconosciamo; quando invece non siamo in grado di riconoscerlo allora mettiamo tutto in dubbio.
“Allora vollero prenderlo sulla barca”, la paura è vinta dalla concretezza di una presenza fisica. Per questo noi abbiamo bisogno di celebrare tutti i giorni l’Eucarestia, ci serve per non avere paura nella vita: Cristo ha vinto il buio, la morte.
Scuola di Comunità 2025/2026
Luigi GIUSSANI,
All’origine della pretesa cristiana
Capitolo quinto
UNA PROFONDITA’ DI CERTEZZA
1. La traiettoria della convinzione
Dalla convivenza deriverà una conferma di quella eccezionalità, di quella diversità che fin dal primo momento li aveva percossi. Con la convivenza tale conferma si ingrandisce.
E così entra in gioco il fattore tempo: ciascuno ha bisogno di veder riaccadere quello che è già successo per poter acquisire una certezza su cui poter investire tutta la vita.
Arrivare alla conferma dell’intuizione iniziale è l’idea del “per sempre”: quello che hai visto e incontrato è davvero per sempre, nulla potrà più cancellarlo e modificarlo.
Si può sempre rinnegare ma resta vero.
Buon giovedì,
donC

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