Giovedì 23 aprile 2026

Ieri sono state tante le provocazioni, dovermi limitare è difficile e davvero forte la tentazione di provare a pensare quale sia la cosa più grande, più avvincente e più “leggibile”.
Ma così non sarei più fedele al mio impegno: raccontare la cosa più piccola, quella più insignificante e trascurata, mostrando che anche lì passa la presenza di Gesù.
Il MuD mi sta davvero regalando grandi spunti e anche grandi incontri: sto incontrando gente che “magari” non fa l’università ma che non vedevo da decenni. Per non parlare delle cose bellissime che imparo, nelle mostre e negli incontri: una frase che ti descrive, un concetto che ti corrisponde, …
Ma ieri sera mi ha colpito il buio.

Per la quasi totalità dello spettacolo serale un blackout della linea elettrica ha fatto mancare l’illuminazione pubblica.
Per me è stato un dono, per almeno due motivi: sono stato costretto a non guardare intorno ma solo a vedere lo spettacolo, per cui ero sceso in piazza. E, quando lo spettacolo è finito, sono stato profondamente grato perché il buio mi ha costretto a stare più attento a dove mettevo i piedi.

Il buio, è stupenda questa cosa, è una mancanza che costringe a vedere bene che cosa c’è, ti costringe ad essere attento al cammino e questo fa camminare e crescere meglio. Sono tornato ripensando a quello che avevo visto, senza potermi distrarre.


dalla liturgia ambrosiana:

In quel tempo. Venuta la sera, i suoi discepoli scesero al mare, salirono in barca e si avviarono verso l’altra riva del mare in direzione di Cafàrnao. Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti; il mare era agitato, perché soffiava un forte vento. Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!». Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti.

Vangelo secondo Giovanni 6,16-21.

La sera, e poi la notte, in quel tempo, erano come la morte, la fine delle cose.
Il buio e l’acqua erano il segno della più grande indeterminatezza: portati e mossi verso un incerto.
Ma di quella fine gli amici di Gesù, e Gesù stesso, non hanno affatto paura: si muovono e camminano. Come mai quello che agli altri fa paura a loro invece no? Lo capiamo nel momento in cui i discepoli hanno paura: Gesù è una presenza che li accoglie e li accompagna. Fa davvero impressione il fatto che fino a che si rifanno alla loro esperienza sono tranquilli, quando invece la loro esperienza non sa dare ragione a quel camminare sulle acque allora hanno paura.
Come noi: finchè Gesù fa ciò che capiamo e ci aspettiamo siamo in pace, lo riconosciamo; quando invece non siamo in grado di riconoscerlo allora mettiamo tutto in dubbio.
“Allora vollero prenderlo sulla barca”, la paura è vinta dalla concretezza di una presenza fisica. Per questo noi abbiamo bisogno di celebrare tutti i giorni l’Eucarestia, ci serve per non avere paura nella vita: Cristo ha vinto il buio, la morte.


E così entra in gioco il fattore tempo: ciascuno ha bisogno di veder riaccadere quello che è già successo per poter acquisire una certezza su cui poter investire tutta la vita.
Arrivare alla conferma dell’intuizione iniziale è l’idea del “per sempre”: quello che hai visto e incontrato è davvero per sempre, nulla potrà più cancellarlo e modificarlo.
Si può sempre rinnegare ma resta vero.


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