Giovedì 7 maggio 2026

Ieri mattina “giretto” in ospedale per il mio ginocchio dolorante da mesi; questa mattina replica, per esami.
Una cosa mi è divenuta certa: è grande la quantità di persone che mi vogliono bene, che sono pronte a muoversi per aiutarmi.
Ma questo non rende più semplice il chiedere perché nel gesto del chiedere occorre, non solo l’umiltà del riconoscere il proprio bisogno, ma sopratutto la coscienza che per l’altro non sei un peso, un compito o, peggio, un dovere; per avere la libertà chiedere aiuto e poi di lasciarti aiutare, occorre la coscienza del bisogno e dell’amore dell’altro. E non sempre questo è naturalmente chiaro.

Ma il punto vero di tutto questo è un altro: viviamo senza coscienza del nostro essere sempre bisognosi, per cui ci reputiamo sempre “a posto”, mentre invece ci occorre sempre tutto.
Scoprire che siamo un bisogno infinito porta a riconoscere che non siamo noi a salvarci e quindi anche al chiedere.


dalla liturgia ambrosiana:

In quel tempo. Sebbene il Signore Gesù avesse compiuto segni così grandi davanti a loro, non credevano in lui, perché si compisse la parola detta dal profeta Isaia: «Signore, chi ha creduto alla nostra parola? E la forza del Signore, a chi è stata rivelata?». Per questo non potevano credere, poiché ancora Isaia disse: «Ha reso ciechi i loro occhi e duro il loro cuore, perché non vedano con gli occhi e non comprendano con il cuore e non si convertano, e io li guarisca!». Questo disse Isaia perché vide la sua gloria e parlò di lui. Tuttavia, anche tra i capi, molti credettero in lui, ma, a causa dei farisei, non lo dichiaravano, per non essere espulsi dalla sinagoga. Amavano infatti la gloria degli uomini più che la gloria di Dio.

Vangelo secondo Giovanni 12,37-43.

L’ultima frase è davvero illuminante: amare la gloria degli uomini non è da cattivi, è da uomini; chi infatti non ricava piacere dall’essere riconosciuto, dall’essere amato? Certe volte il vangelo è un ottimo antidoto al moralismo: non si vince l’umanità di cui siamo fatti solo con la forza della volontà, perché se così fosse la vita sarebbe tutta nelle nostre mani. Ma chi ci salva è un Altro.
E infatti tra coloro che hanno creduto alle parole di Gesù ci sono i capi del popolo, coloro che avrebbero dovuto aver caro che le cose non cambiassero di una virgola, invece anche tra loro molti credettero nella novità portata da Gesù, una novità che avrebbe potuto mettere in discussione il loro potere. Eppure credono.
Stare alla realtà non è sempre facile, eppure occorre imparare a starci perché i nostri occhi possano scorgere quella novità che germoglia ora. E che è il segno di un Seme che dà la vita.


Continua reiterazione … mi si è collegata immediatamente con quelle parole della Didaché, utilizzate poi come antifona nella liturgia delle ore: “cercate ogni giorno il volto dei santi, per trovare riposo nei loro discorsi. Abbiamo bisogno di continuare a vedere Gesù che accade perchè la nostra fede sia sempre più certa.
A questo proposito credo sia importantissimo che ciascuno impari sempre più la “sete” del vedere, per essere certi.


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