Chiusura della fase diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione di don Giussani
Oggi è un giorno importante per il cammino ecclesiale che è nato dalla fede e dall’intelligenza di don Giussani. Dopo anni di ricerca e di studio, la Chiesa di Milano riconosce davanti a tutti che il prete originario di Desio non ha nessun ostacolo al riconoscimento della sua santità.
Mentre nel mondo si cerca di mostrare a tutti che la posizione più forte è quella dell’egoista, la Chiesa perde tempo a mostrare che il vero forte è colui che dona la vita, come Gesù.
Si è speso tanto da essere come Cristo. E noi vogliamo essere come lui.
Questo vorrei che guardassimo oggi, perché non verrà celebrato un uomo, ma il suo imitare Gesù, che solo così diviene desiderabile per tutti noi.
Posso solo ripetere, sussurrando, quelle parole di don Giussani che mi hanno sempre affascinato e mi hanno insegnato che cos’è il carisma; sia questa la preghiera di oggi:
“Man mano che maturiamo, siamo a noi stessi spettacolo e, Dio lo voglia, anche agli altri. Spettacolo, cioè, di limite e di tradimento, e perciò di umiliazione, e nello stesso tempo di sicurezza inesauribile nella Grazia che ci viene Donata e rinnovata ogni mattino. Da qui viene quella baldanza ingenua che ci caratterizza, per la quale ogni giorno della nostra vita è concepito come un’offerta a Dio, perché la Chiesa esista dentro i nostri corpi e le nostre anime, attraverso la materialità della nostra esistenza.”
dalla liturgia ambrosiana:
ASCENSIONE del SIGNORE
In quel tempo. Il Signore Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto». Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.
Vangelo secondo Luca 24, 36b-53.
“Si staccò da loro”. Quello che mi pare decisiva oggi è questa immagine, Gesù che si stacca. Abbiamo visto Gesù farsi vicino, mangiare insieme agli amici, toccare e imporre le mani, tutti gesti che dicevano una qualche presenza e vicinanza, oggi invece ci raccontiamo la scomparsa: Gesù sale al cielo, se ne va e li lascia soli. Ma non c’è disperazione né tristezza, c’è invece gioia: Lui se ne va e loro gioiscono, fanno festa.
L’unica ragione per cui si possa gioire per un addio è che l’altro sia lanciato verso una vita più grande, non ci può essere altro motivo di gioia nella perdita. A meno che quella separazione sia solo una premessa a una unità più grande e indissolubile, allora separarsi per un momento sarebbe solo un “a dopo”. L’ascensione del Signore è queste due cose insieme: il segno del compimento della missione di Cristo e la promessa del nostro cammino futuro.
Allora quei volti rivolti al cielo sono l’aspirazione di tutta la vita.
Scuola di Comunità 2025/2026
Luigi GIUSSANI,
All’origine della pretesa cristiana
Capitolo sesto
LA PEDAGOGIA DI CRISTO NEL RIVELARSI
La concretezza -l’idea che si incarna- e l’implicito -far capire senza definire astrattamente- restano la più naturale ed effice linea educativa. Non esisteva neanche per i discepoli più vicini la possibilità di comprendere la portata di una risposta immediata e diretta alla loro domanda.
Concretezza ed implicito come vie maestre del nostro educare.
Credo valga la pena rifletterci. Non regole o spiegazioni, non ideali astratti, ma solo concretezza e implicito.
Quello che in fondo Gesù ha fatto con i suoi discepoli è un cammino educativo , ha aiutato i suoi a riconoscere ciò che era per loro passando per la via della loro consapevolezza, Gesù non ha imposto o richiesto nulla: una strana forma di maestro!
Buona festa!
donC

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