Bombardati di dati, notizie, commenti, avvisi e prenotazioni; perché dobbiamo continuare a cercare, a chiedere, a informarci?
I più giovani sono immersi nelle loro fatiche quotidiane, hanno il compito di far quadrare le cose, talvolta hanno anche il compito di progettare il futuro; nell’incertezza di una vita che deve crescere e realizzarsi, spesso non c’è nemmeno il tempo di accorgersi di ciò che accade nel mondo.
I più grandi invece hanno le fatiche e le certezze di cui prendersi cura; correre dietro agli ideali di una vita più grande, abbracciare il desiderio di un infinito che “pressa” costringe a cercare sempre più tutto ciò che serve nell’istante.
Le persone più anziane devono equilibrare le loro esigenze e la fatica di ciò che non è più come prima, e quindi ciò che accade intorno è come ovattato nel suo continuo stridore.
Ebbene, per camminare non c’è altra ragione se non il desiderio di vedere cosa c’è oltre; chi ci ha fatti ci ha riempiti di una promessa che brucia e che va tenuta in movimento, come una vera brace incandescente, perché la nostra carne non si consumi inutilmente.
Muovendo il cuore, muovendo la ragione, allenando sempre al movimento l’amore, allora potremo vedere che l’incontro che ci ha preso è davvero capace di reggere la vita: siamo vivi per dare gloria a chi ci ha salvati.
dalla liturgia ambrosiana:
MERCOLEDI’ della VI° settimana di PASQUA
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò».
Vangelo secondo Giovanni 14,7-14.
Ma io in chi sono?
E’ davvero facile ascoltare le parole di questo vangelo senza nemmeno farci caso: è Gesù che parla di sé, non di me. Non viene tanto facile girare l’affermazione che Gesù fa su noi stessi: perché dovremmo avere bisogno di essere “in” qualcuno? A noi in fondo, come a Filippo, basta conoscere il Padre, il come stanno le cose, poi al resto non ci badiamo molto.
Ma se non siamo “in” qualcuno il problema della fede diviene subito serio: non solo perché noi diventiamo la sola misura di noi stessi, ma anche, e soprattutto, perché al mondo non mostriamo la radice ma solo i frutti e così le persone non conosceranno mai da dove viene tutto; e quindi non potranno a loro volta essere capaci di dare frutto.
Che poi il Padre sia dentro la nostra vita, come per Cristo, si dovrebbe vedere per le opere stesse: le nostre azioni dovrebbero rimandare a qualcosa di oltre noi, di più grande e bello. Ma questo ci interessa o ci basta fare quello che dobbiamo?
Scuola di Comunità 2025/2026
Luigi GIUSSANI,
All’origine della pretesa cristiana
Capitolo sesto
LA PEDAGOGIA DI CRISTO NEL RIVELARSI
Per questo Gesù ha usato una intelligente pedagogia nel definirsi. Lo ha fatto lentamente così da provocare negli altri una graduale evoluzione per assimilazione, attraverso processi destinati a favorire per una specie di osmosi la convinzione.
La convinzione per osmosi e non per persuasione o altro. Perchè l’osmosi funzioni occorre stare a contatto, non c’è scambio senza quel minimo di contatto e di rapporto, solo così si arriva a capire ciò che davvero è quel Gesù che si è incontrato.
E vale per tutti, per tutte le nostre storie: siamo certi di Cristo nella nostra vita solo per via del fatto che lo abbiamo conosciuto convivendo con Lui, con il segno evidente della sua presenza: la Comunità cristiana, la Chiesa.
La fede per noi quindi non è una questione personale, è piuttosto la fioritura di una Comunione che dona forma alla vita e compiendo la nostra umanità, rivela la divinità che traspare nella vita dei credenti.
Buon mercoledì,
donC

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