Nona stazione
Gesù cade la terza volta

“Quasi esanime a terra mi ha ridotto;
già mi vanno accerchiando i cani in frotta.”
(Sl 22,17)
Torna la salita, irregolare e sconnessa a sottolineare questa terza caduta di Gesù, che è quasi sdraiato a terra mentre cerca di risollevarsi, nell’atteggiamento di chi oppone un’ultima resistenza; molto curata e precisa la posizione del corpo per indicarci lo sforzo di rimettersi in piedi. Interessante che in tutte e tre le cadute la scena sia quella di un istante dopo la caduta, quando la tensione è tutta a riprendersi.
La coscienza di Gesù di quello che è il suo compito lo porta a non lasciare spazio alla prostrazione della caduta quanto invece a cercare di rimettersi immediatamente in cammino.
Dei due uomini quello che sta a destra della formella mi pare sia davvero insolito rispetto agli uomini visti sinora, credo di poter dire che si tratta della rappresentazione della bestialità della violenza e della cattiveria gratuite. Sembra che quell’uomo, quasi senza forma, e dal volto rotondo (mentre dovrebbe essere un ovale) stia per sferrare dei colpi verso Gesù.
Dall’altra parte abbiamo un uomo che cerca di sollevare la croce per alleggerire un momento il peso sulle spalle di Cristo, solo che lo fa non guardando Gesù ma guardando il primo uomo come a volerlo distogliere dal suo proposito. Si ripete quindi lo schema già visto: dei due personaggi uno che sta davanti al fatto che accade e alla propria umanità mentre dall’altra c’è il rifiuto di Cristo.
Oggi la presenza del leone ha una facile spiegazione se ci fermiamo alle varie citazioni contenute nel libro dei salmi, in particolare mi soffermerei sul salmo 21 che mi pare sia davvero immediato e chiaro riferimento per l’autore di questa formella, altri elementi dello stesso testo ci torneranno utili per altre stazioni:
Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Tu sei lontano dalla mia salvezza»:
sono le parole del mio lamento.
In te hanno sperato i nostri padri,
hanno sperato e tu li hai liberati;
a te gridarono e furono salvati,
sperando in te non rimasero delusi.
Mi scherniscono quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si è affidato al Signore, lui lo scampi;
lo liberi, se è suo amico».
Da me non stare lontano,
poiché l’angoscia è vicina
e nessuno mi aiuta.
Spalancano contro di me la loro bocca
come leone che sbrana e ruggisce.
Come acqua sono versato,
sono slogate tutte le mie ossa.
Il mio cuore è come cera,
si fonde in mezzo alle mie viscere.
Con l’immagine del leone ci troviamo quindi di fronte alla sottolineatura della preghiera di Gesù mentre è a terra per la fatica e il peso della croce: il cuore fuso come cera in mezzo alle viscere.
È davvero grande la solitudine di Gesù.