La via crucis

Decima stazione
Gesù è spogliato delle vesti

“Divisero le sue vesti, tirarono a sorte la sua veste
per sapere a chi di loro dovesse toccare”

(Mt 15,24)

Questa decima stazione della via crucis è dedicata alla spogliazione di Gesù, un gesto che prima che fisico è la scelta di lasciarsi fare, e questo è ciò che traspare con evidenza nell’immagine che abbiamo davanti. Essere spogliato è dire il totale annullamento, la definitiva rinuncia a sé, alla propria dignità. E cosa c’è di più annientante l’umanità, di più passivo nel vivere che la rinuncia a sé, alla propria dignità?

L’immagine del Cristo nella nostra formella è proprio quella di chi si offre, con lo sguardo che pare “vuoto”, non rivolto al cielo e nemmeno alle azioni dei suoi aguzzini. È come se Gesù fosse altrove. E credo proprio che ci si debba staccare da sé per poter accettare quelle mani sotto la tunica. Ed è proprio dell’uomo sulla destra che mi voglio occupare dopo aver guardato a Gesù, lui in quel momento “possiede” Cristo, lo abusa, quello che compie potrebbe sembrare un gesto di servizio, una riverenza, mentre i n realtà è proprio un sadico modo di onorare un uomo accusato di “farsi re dei Giudei”. L’uomo che normalmente si prostra e protende le mani offrendo doni ora quelle stesse mani le allunga per prendere e afferrare.

Il secondo uomo nella formella sta compiendo un gesto che nel racconto evangelico è messo prima del cammino al Calvario : è l’imposizione della corona di spine (un esempio è Mt 27,29). Da questo gesto si deve dedurre che l’identità dei due uomini nella scena insieme a Gesù è quella di soldati romani che si sono spogliati delle loro insegne militari per far luogo ad indumenti “da lavoro”. La canna nelle mani dell’uomo a sinistra è quindi lo strumento per percuotere la corona di spine che la con la destra sta imponendo al Cristo.

Da notare un particolare curioso: la figura del Cristo è posta su un sasso che è rialzato, come a sottolinearne la condizione davvero regale, questo fa sì che il soldato alla sinistra abbia bisogno di un punto di “slancio” per arrivare alla testa di Gesù, ed eccolo quindi in una posizione di instabilità che racconta a sua volta del voler essere “come Dio”, come quando l’uomo deve protendersi per cogliere la mela nel giardino dell’Eden.

Dato che si tratta di una ripetizione, anche se le tipologie di scimmie sono diverse, credo di non avere moltissimo da aggiungere a quanto già detto commentando la seconda stazione: siamo di fronte a un giudizio netto, l’uomo è preda del demonio tutte le volte che cerca di essere come Dio.

La cosa buffa è che in entrambe le formelle dove compare la scimmia la possiamo trovare ai piedi dell’uomo; il demonio sta sempre tra i piedi.

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