Undicesima stazione
Gesù è crocifisso

“Fu crocifisso insieme ai malfattori,
uno alla sua destra e uno alla sua sinistra“
(Lc 23,33)
In questa formella ci sono delle indicazioni paesaggistiche molto precise e significative: la prima è legata a quelle sagome di fusto d’albero sullo sfondo, figure nude e dritte come il braccio verticale della croce che viene innalzata. Questo per ricordarci che la croce è un albero, proteso verso il cielo. Un albero che porta un buon frutto.
Il secondo elemento della scena che compare è lo sfondo roccioso che ci indica che la salita al monte non è affatto conclusa, c’è una cima che la croce non raggiunge, anche il Figlio di Dio non può presumere di sapere ciò che il Padre ha deciso di compiere per la sua pienezza, per questo la strada da percorrere va oltre la croce, perché da lì, da quel punto, partono nuovi cammini.
Molto bella è la figura del Cristo appeso alla croce mentre viene inchiodato ad essa, non ricordo di avere mai visto una composizione simile: la gamba penzoloni e lo sguardo rivolto al cielo fanno subito venire alla memoria l’idea dell’abbandono nelle mani di un Altro. Il solo avere i pugni serrati ci lascia intuire il dramma del dolore e della lotta.
I due carnefici rappresentano due diverse modalità per guardare la scena: l’uomo alla sinistra di Gesù, quello con il martello alto sta per vibrare un colpo davvero potente, ce lo racconta proprio quel braccio sollevato e quasi all’indietro per permettere di caricare un colpo al massimo della forza. Questo primo uomo ci documenta la violenza di chi odia, di chi vuole la morte di un uomo che da fastidio. Per questo il primo aguzzino è vestito come un uomo qualsiasi, perché chiunque vorrebbe eliminare Gesù quando le sue richieste diventano troppo esigenti e dolorose.
Il secondo uomo è un soldato che, rivestitosi delle sue insegne militari (vedi la formella precedente), si adopera per innalzare la croce; questo soldato è il segno del potere che non può che volere Cristo morto perché lo guarda sempre come una vera e propria minaccia.
Il branco dei cani che vedete nella scena è seminascosto dall’erba, questo perché il cane per gli ebrei era un animale impuro e quindi da tenere a debita distanza. Anche oggi il salmo 22 ci viene in aiuto in modo del tutto inaspettato e descrivendo la scena in modo perfetto.
È arido come un coccio il mio palato, la mia lingua si è incollata alla gola,
su polvere di morte mi hai deposto.
Un branco di cani mi circonda,
mi assedia una banda di malvagi;
hanno forato le mie mani e i miei piedi,
posso contare tutte le mie ossa.
Essi mi guardano, mi osservano: si dividono le mie vesti,
sul mio vestito gettano la sorte.
Resta quindi solo da evidenziare che i cani sono il segno della malvagità che circonda Gesù. Al momento della crocifissione chi resta attorno a Gesù è chi lo vuole morto.