La via crucis

Ottava stazione
Gesù incontra le donne

“Figlie di Gerusalemme, non piangete per me,
ma piangete per voi stesse e per i vostri figli”

(Lc 23,28)

Sembra che Gesù porti non la croce ma un fuscello appoggiato sopra la spalla, tanto cammina eretto e impettito! Non c’è più traccia alcuna della fatica e del dramma presenti nella formella precedente, il gesto della mano destra, libera dal peso della croce, sembra addirittura mandare un messaggio chiaro che conosciamo bene per la Risurrezione : “Noli me tangere!” Non mi trattenete. Gesù che ha vinto la fatica e la tentazione della scena precedente ora cammina spedito su una via piana.
Resta solo da capire se tutto questo è conseguenza della visione che gli si para innanzi.
Provo a svelarvi ciò che penso cercando di lasciare a voi la scoperta. Due donne: una pare inginocchiata e l’altra in piedi, la prima sembra disperarsi l’altra è altrettanto disperata ma sembra accennare una reazione meno interiore e più visibile; una è abbigliata di tutto punto l’altra è abbigliata come una affaccendata nei lavori domestici. Da ultimo le fattezze delle due sono molto simili.
Come non pensare a Marta e Maria le sorelle di Lazzaro?
Questa interpretazione mi ha colpito tantissimo: Gesù non incontra delle donne qualsiasi, chissà quanta gente c’era sulla via del Calvario, Gesù trova le sue amiche. Questo da conforto a Lui e a loro.
La citazione del vangelo di Luca che apre la “stazione” mi pare sia quindi non un’affermazione netta un giudizio senza appello ma una parola detta a chi davvero stava piangendo per Lui.

Per capire la presenza del cerbiatto nella formella di oggi credo possa bastare la citazione del Cantico dei Cantici (2,9-10):
Somiglia il mio diletto a un capriolo o ad un cerbiatto.
Eccolo, egli sta dietro il nostro muro;
guarda dalla finestra, spia attraverso le inferriate.
Ora parla il mio diletto e mi dice:
«Alzati, amica mia, mia bella, e vieni!
È un po’ come se ci venisse detto che le due sorelle vedono sotto la croce non un uomo sofferente e schiacciato ma l’amato, in questo caso l’amico che davvero si ama. Se non si vede l’amico, l’amore sotto la croce non si riesce né a fare compagnia a Gesù nella passione (perché le donne dicono gli evangelisti saranno sotto la croce) e neppure a provare vero dolore per quel supplizio. Capiterà al limite di essere ammirati per l’eroicità di Gesù.

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