La via crucis

Settima stazione
Gesù cade per la seconda volta

“Consegnò la sua vita alla morte, e fu annoverato tra i malfattori”

(Is 52,12)

La prima cosa che mi ha colpito in questa formella è la croce, sghemba, che pare contraddire le leggi della proporzione e della geometria. Questo raffigurare la croce quasi come una vista frontale però dà subito il senso della pesantezza e della imponenza del dramma che si sta svolgendo dentro questa seconda caduta.
La figura del Cristo è poi un’altra provocazione: sorregge la croce con la schiena più che con la forza di un braccio, il destro, che, per come è messo, davvero poco sollievo poteva dare a quel peso opprimente: quando la croce non porta al cielo schiaccia a terra. Credo sia questa la prima formella dove appare tutto il dramma della salita al Calvario, infatti il terreno, unico effetto scenico, torna in salita, ma soprattutto questa è la settima formella del cammino doloroso, il momento della pienezza e della “perfezione” di quella fatica dolorosa.
Il soldato con scudo e lancia alzata ci prefigura il colpo di lancia al corpo morto di Gesù in croce, è il gesto di chi vuole assicurarsi che la giustizia sia compiuta, per questo qui è il gesto di chi incita al cammino. Da notare la figura scultorea del corpo di questo soldato, come lo è anche per il personaggio che poi vedremo: Cristo sembra diafano, gli altri due sono plasticamente perfetti. L’uomo cerca da sé la propria forma.
Un pochino più incerto mi pare di doverlo essere sulla figura dell’uomo che sta alla sinistra: potrebbe addirittura essere il cireneo -le fattezze lo possono far pensare- che non ha avuto il coraggio di andarsene dopo aver aiutato Gesù. Cosa che del resto capirei, chi potrebbe andarsene per la propria strada, o tornarsene a casa tranquillo, dopo aver aiutato un uomo condannato a morte? Chiunque sia a me pare che rappresenti uno che ha avuto uno scatto umano nel vedere crollare Gesù sotto la croce: un braccio cerca come di trattenerla mentre con l’altro sembra cercare un equilibrio che non trova per lo scatto repentino. Che cosa dovrebbe dirci questo? Ancora una volta che il tentativo di simpatia umana per Cristo, l’umanità, non basta a Gesù e probabilmente neppure all’uomo.
 
Dare una spiegazione ai due serpenti che sono nella formella di oggi pare sin troppo facile, abbiamo tutti in mente che si tratta del simbolo del male, un male che però non è brutale ma che ha la forma della tentazione, in questo caso oggetto della tentazione sembra proprio essere Gesù: quella caduta ripetuta è l’occasione per l’emergere del pensiero che può raggelare il cuore: ne vale la pena? Non potrebbe essere tutta una fregatura?
Altra possibile spiegazione della presenza dei serpenti, maggiormente positiva ed edificante, potrebbe essere una rilettura di Nm 21 dove Mosè innalza un serpente di rame in mezzo alle tende degli ebrei per impedire che continuino a morire per i morsi di quegli animali. L’evangelista Gv chiosa questo episodio in una maniera bellissima: “E, come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui abbia la vita eterna”. (3,14-15). Occorre che Cristo sopporti tutto questo dolore per poter essere innalzato e salvare il popolo dei credenti.

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