Sesta stazione
La veronica asciuga il volto di Gesù

“In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose
a uno dei più piccoli, l’avete fatta a me”
(Mt 25,40)
Anche qui lo schema compositivo è quello già visto: Cristo al centro e poi la figura di chi sta con Gesù, in questo caso la Veronica, e di chi invece decide di non guardare a Cristo, in questo caso i soldati. Evidentemente l’animale del caso è il cavallo.
Troviamo, a questo punto della salita al Calvario, un Gesù che è curvo sotto la croce cui sembra abbarbicarsi, in questo senso potremmo riprendere il senso dell’immagine mettendo a tema una notazione: è Gesù che sostiene la croce oppure è la croce, la sua missione, che lo spinge sostenendolo?
Da notare che i capelli di Gesù sono lasciati cadere perpendicolarmente al terreno mentre nella immagine precedenti, la quarta stazione, c’erano alcune ciocche che davano il senso del cammino, come un procedere verso il Destino che qui invece si stoppa. Il dolore e la fatica hanno bisogno sempre di una sosta, di un momento di incontro in cui sia possibile recuperare il senso di tutto ciò.
La Veronica piuttosto è una donna matura, credo lo si possa dedurre dalla silhouette, perché Cristo, come ogni sofferente ha bisogno non solo di una presenza amica che gli deterga il sudore ma piuttosto di una madre che lo abbracci. Da notare che il lino per il volto è più un telo sindonico che un fazzoletto, come siamo abituati a vedere: pare infatti che nei primi secoli la sindone fosse tenuta piegata in modo tale che il solo volto fosse visibile, questo diede origine a quelle icone dove si dipinge solo il volto di Cristo, le cosiddette icone “non dipinte da mano d’uomo”. Questo ci dice che il nostro artista probabilmente aveva anche una certa conoscenza della storia della Sacra Sindone.
Dietro la scena Gesù- Veronica compaiono due soldati a cavallo, con i cavalli che si muovono in due direzioni opposte, segno di una irrequietezza e agitazione che però non si giustificano nella scena se non per farci contrapporre la tenerezza di una madre alla forza del potere.
Quando i rapporti non sono di tenerezza e di compagnia allora divengono per forza di cose rapporti di forza.
Nella Bibbia il cavallo è segno non solo di forza ma anche di potere. Credo che parlando di cavalli a tutti viene subito in mente la citazione di Esodo (14,22-29): gli Ebrei attraversano il mar Rosso indenni mentre carri e cavalli egiziani vengono sommersi dalle acque. “ha gettato in mare cavallo e cavaliere” sono le prime parole del canto di Mosè (Es 15). D’altra parte la forza di chi confida in sé è allo stesso tempo anche la sua debolezza. Per questo i cavalieri della formella sono agitati: confidare in sé non dà pace.
Qui essendo gli animali vicino a Gesù credo che commentino il fatto che Gesù confida un in Altro, che qui ha anche il volto della Veronica, mentre chi rifiuta il Cristo può solo confidare in sé.