La via crucis

Quinta stazione
Gesù è aiutato dal Cireneo

Or mentre lo conducevano al patibolo, presero un certo
Simone di Cirene e gli posero addosso la Croce”

(Lc 23,26)

Anche in questo caso la centralità dell’impianto è data da Cristo. Un Cristo che però ha “smesso” la croce e sembra quasi dolersi per chi se ne è fatto carico, quelle mani stanno ad indicare un gesto di dolore e partecipazione mentre lo sguardo di Cristo (!) sembra essere rivolto più che a Simone di Cirene alla terra, come se fosse in una sorta di dolorosa soggezione per avere affermato che “non sono venuto a portare pace sulla terra … chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.” (Mt 10,34-38). Attenzione questo non significa pentimento in Gesù ma solo dolore, perché prospettare dolore e fatica a chi si ama è sempre doloroso; a chi amiamo vorremmo evitare ogni fatica.
Il punto è che Simone di Cirene porta la croce come se portasse un gioiello prezioso di cui andare fieri, non ci sono in lui ombra di fatica e nemmeno di sforzo, perché sta guardando Cristo con uno sguardo diretto e senza alcun timore reverenziale. Oso spingermi più in là affermando che anche la struttura fisica del cireneo messa così in risalto dall’autore è come un segno dell’uomo nuovo che nasce dal rapporto con Cristo, dal guardare a lui. La cosa che rimane curiosa è che si intravvede una sorta di mantello attraverso cui afferra la croce, come se non volesse toccarla direttamente perché quella è la croce del suo maestro e signore.
Simone è quindi il simbolo di colui che è chiamato a camminare con Cristo e non semplicemente colui che porta la croce perché Gesù è stanco.
Ma come dare ragione del personaggio “piantato” e statico con la vanga a terra? Comincio a farmi l’idea che il terzo personaggio sia la cifra di chi dice no: “Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”. … Il primo gli disse “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo, ti prego di scusarmi” (Lc 14,16-18). Quell’uomo è quello che, a differenza del cireneo, rifiuta l’invito a condividere la vita di Cristo. Lo sguardo è rivolto altrove ma le mani sembrano quasi raccontare di un rammarico che inizia ad affiorare.
Il nostro animale di oggi è un asinello, non un mulo per via della taglia ridotta, e per le orecchie grandi; un animale che nella Bibbia ha un sacco di citazioni; cercando di essere coerente con quanto ho capito di questa formella mi piace pensare che l’asinello sia una sorta di cavalcatura per il cireneo: come Gesù entra nella vita degli uomini su un asino così il cireneo entra nella compagnia di Gesù attraverso un asino: chi porta la croce di Cristo ne condivide il destino di gloria.
“Esulta grandemente, o figlia di Sion, manda grida di gioia, o figlia di Gerusalemme; ecco, il tuo re viene a te; egli è giusto e vittorioso, umile, in groppa a un asino, sopra un puledro, il piccolo dell’asina”. (Zac 9,9).
Altra interpretazione più semplice e lineare potrebbe essere quella della mansuetudine dell’asino che china il capo e porta la soma che gli è imposta: il cireneo passerà alla storia per quel suo sì. Leggendo così la formella però perderemmo la spiegazione della fierezza di Simone.

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