Quarta stazione
Gesù incontra sua madre

“Gesù vide la Madre lì presente”
(Gv 19,26)
Lo schema compositivo è ormai chiaro: al centro della scena ci sono Gesù e la croce, mentre è assente ogni orpello descrittivo e l’episodio si caratterizza per la totale essenzialità del racconto; quest’ultimo prende forma quasi come un commento personale dell’autore attraverso la disposizione dei personaggi e la presenza “guida” di animali, che forniscono via via la ipotetica chiave di lettura.
Qui il Cristo non sta più ascendendo al Calvario ma solo scendendo, e lo fa verso la Madre: è il Figlio, condannato a morte, che compie un gesto di pietà verso la Madre. I capelli che “corrono” all’indietro danno l’idea di un movimento veloce verso Maria e anche il fatto che Gesù la guardi dritto negli occhi mi pare un particolare che racconta come sia proprio il Figlio a piegarsi verso il dolore della Madre.
Gesù porta la croce come uno che esegue un compito e non come uno che è già caduto una volta per il peso del legno. Maria, da parte sua, non guarda direttamente negli occhi Gesù, sembra piuttosto che li orienti a terra mentre le mani indicano un gesto di stupore, del tipo: “Non ci posso credere!” di Aldo del trio Aldo, Giovanni e Giacomo; Maria non può credere che suo Figlio meriti la croce e trovarselo davanti deve essere stato davvero duro da accettare. Infatti la seconda donna, che accompagna Maria, si volge indietro e non osa guardare l’incontro tra la Madre e il Figlio che va a morire; non è cosa umana. Da notare che entrambe le donne non hanno piedi, se non due abbozzi, credo sia per dire che quella scena davvero non è terrena, perché non è possibile che sulla terra accada una cosa simile.
L’animale che oggi ci dà una possibile chiave di lettura è in realtà una coppia di colombe, l’animale che si dice sia il più diffuso in Palestina e, certamente, uno tra i più citati della Bibbia. Innanzitutto mi sbilancio con il dire che questa coppia di colombe è per me legata alla figura di Maria, per il semplice fatto che Maria e i volatili sono esattamente ai due estremi della croce e quindi sono in qualche modo legati tra loro.
Ma quale tra le tante e diverse letture della colomba possiamo scegliere come spiegazione della presenza di questo animale? Due sono le sottolineature che mi piacciono e che voglio utilizzare: la prima è più affascinante, ma certamente più improbabile e forse utile solo per inquadrare la tematica, la seconda è quella che faccio mia.
La prima mi è venuta dalla scoperta che in ebraico colomba si dice Yonah (“Giona”): un personaggio biblico che non comprende sino in fondo l’amore di Dio e tuttavia è docile alla parola del Signore, obbedendo anche a ciò che in fondo in fondo non capisce. Così deve essere stato per Maria.
La seconda lettura che faccio viene dal salmo 55, 5-7:
«Dentro di me si stringe il mio cuore,
piombano su di me terrori di morte.
Mi invadono timore e tremore
e mi ricopre lo sgomento.
Dico: «Chi mi darà ali come di colomba
per volare e trovare riposo?»
Questo spiegherebbe anche la presenza delle due colombe: una vola e l’altra è in riposo. Interessante che, a differenza del salmo, il luogo del riposo non è altro se non la croce stessa: stando attaccati alla croce si capisce e si conquista la pace di chi sa che “tutto è dove deve essere e va dove deve andare”. Per questo la colomba è il segno della pace che abita nel cuore di chi riposa sulla croce.