La via crucis

Seconda stazione
Gesù è caricato della croce

“Ed egli, portando su di sé la croce,
uscì verso il luogo detto Cranio, in ebraico Golgota”

(Gv 19,17)

Anche per questo secondo quadro la struttura è legata a tre personaggi, Gesù al centro e due ai lati a reggere con lui il peso della croce. L’animale in questa scena è una scimmietta.
In realtà il “personaggio” che spicca in questa stazione è la croce: davvero imponente e quindi pesantissima. Al centro della scena – e della croce – c’è Gesù, con l’aria di chi non sta soccombendo sotto il peso del patibolo: i suoi vestiti infatti sono senza una piega e pare che stia già “guardando” oltre ciò che sta accadendo; l’esito che potremmo intravvedere in questa posa del Cristo è quello di un abbraccio alla croce stessa.
Ben diversa è la posizione dei due personaggi che aiutano Gesù. È evidente che vedere come Cristo patisca per me mi mette nella disposizione di cercare di alleviarne le pene, ma anche questo non è scontato.
Il personaggio a destra è in abiti succinti e sorregge la croce con un gesto davvero efficace, ma che non può essere uno sforzo protratto nel tempo, tant’è che egli sembra cercare l’equilibrio, un equilibrio che non può trovare perché portare la croce sostenendola solo da uno dei suoi estremi è fisicamente impossibile. Voler essere d’aiuto al Gesù per un puro slancio sentimentale non porta a nessun aiuto reale, è solo questione di tempo ma prima o poi si esaurisce.
Il secondo personaggio, che sta alla sinistra della scena, sembra essere quasi l’opposto del primo: abiti da viaggio con annesso mantello (giusto per far le cose con più fatica) e una posizione nel sostenere la croce che non può essere d’aiuto, perché le braccia tenute in quel modo sono davvero indice di un aiuto solo “simbolico” e quindi ben lontano dal sostenere realmente il peso della croce stessa. Ecco uno che dice di voler essere con Cristo, ma che in realtà non si mette in gioco sul serio nemmeno per un istante. 
E la scimmietta che sfiora il vestito di questo personaggio?
Nell’alfabeto ebraico la diciannovesima lettera dà il nome alla scimmia e ha valore numerico di 100, il numero di Dio, quindi è il segno di chi cerca di apparire quello che non è; e chi scimmiotta Dio? Il demonio. Perché è solo per opera del demonio che l’uomo “finge” l’amicizia con Dio senza però volerci avere a che fare fino in fondo. È l’essere cristiani senza Cristo.
Mentre il primo personaggio è tutto centrato su di sé e per lui la fede si riduce a uno sforzo, il secondo segue il demonio che lo porta a una fede soltanto di facciata.

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