Martedì 7 luglio 2026

Dopo tutto non si può tacere la meraviglia che suscita l’opera di Dio.
E l’opera di Dio non è necessariamente un fatto, per me ieri sono stati incontri, normali, quotidiani, ma capaci di lasciarmi a sera con una nostalgia che sembra spaccare il cuore.

C’è chi mi ha chiesto del senso dello sposarsi, chi mi ha domandato “semplicemente” che bisogno c’è di fare le vacanze in più di trecento, c’è anche chi mi ha chiesto il senso dello stare con un marito. Ma c’è anche chi mi ha chiesto conto della eccezionalità del quotidiano che normalmente corrisponde. E tutto questo nella giornata di ieri.
Il punto però non sono le domande in sè ma la grazia di chi ha deciso di non trattenere la propria fatica ma ha scelto di guardarla con qualcuno, in un tempo dove ciascuno fa per sè fare domande non è cosa da poco. Specie se le domande non le fai all’amico o all’amica che conosci.
La seconda cosa che mi ha colpito di tutte quelle domande è che solo quella posizione origina la preghiera, il grido che è la preghiera. Uno che si scopre bisognoso sa anche chiedere, e lo fa nei mille modi classici, da tutti conosciuti, e magari se ne inventa altri. L’arte della preghiera ha la forma del grido che ciascuno ha e quindi per ciascuno c’è un modo di pregare che è legato a sé, alla persona.

Giornata quindi solita, fatta di incontri e di caldo, ma piena della nostalgia che sempre mi prende quando, nella bellezza delle cose, manca solo quel volto.
Tutto lo tratteggia, tutto lo richiama, ma cosa non darei per vedermelo davanti con la chiarezza del primo incontro.


dalla liturgia ambrosiana:

In quel tempo. Al suo ritorno, il Signore Gesù fu accolto dalla folla, perché tutti erano in attesa di lui. Ed ecco, venne un uomo di nome Giàiro, che era capo della sinagoga: si gettò ai piedi di Gesù e lo pregava di recarsi a casa sua, perché l’unica figlia che aveva, di circa dodici anni, stava per morire. Stava ancora parlando, quando arrivò uno dalla casa del capo della sinagoga e disse: «Tua figlia è morta, non disturbare più il maestro». Ma Gesù, avendo udito, rispose: «Non temere, soltanto abbi fede e sarà salvata». Giunto alla casa, non permise a nessuno di entrare con lui, fuorché a Pietro, Giovanni e Giacomo e al padre e alla madre della fanciulla. Tutti piangevano e facevano il lamento su di lei. Gesù disse: «Non piangete. Non è morta, ma dorme». Essi lo deridevano, sapendo bene che era morta; ma egli le prese la mano e disse ad alta voce: «Fanciulla, àlzati!». La vita ritornò in lei e si alzò all’istante. Egli ordinò di darle da mangiare. I genitori ne furono sbalorditi, ma egli ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che era accaduto.

Vangelo secondo Luca 8,40-42a.49-56.

Come potete constatare, nella citazione di Lc c’è un “buco”, alcuni versetti, dal 42b al 48, sono stati omessi, e sono invece uno spettacolo: mentre Gesù si reca a casa di Giàiro compie il miracolo che noi conosciamo come “guarigione dell’emorroissa”; abbiamo così il caso eccezionale di un miracolo che sta dentro un altro, ed entrambi hanno come segno centrale la fede: ” la tua fede ti ha salvata”, “non temere, soltanto abbi fede”, questo è tutto quello che serve perché il Signore ci possa venire incontro, dentro le nostre fatiche.
Siamo quindi davanti ad una specie particolare di miracolo: solitamente vengono compiuti al termine di un annuncio mentre oggi abbiamo due miracoli “estorti”, quasi involontari, frutto solo della fede di chi ha chiesto. Per questo Gesù chiede di non raccontare il miracolo; è un frutto della fede personale e quindi non può essere usato per “persuadere” o convertire, occorre prima che ciascuno prenda sul serio l’annuncio di Gesù. Poi vedrà anche i miracoli.
Con tutto ciò viene una domanda: come hanno edificato la loro fede la donna emorroissa e Giàiro? Come hanno avuto la forza di “estorcere” un miracolo a Gesù?
La sola via possibile credo sia quella, articolata, del riconoscersi bisognosi e quindi mendicanti della salvezza. Chi si mette in questa posizione, innanzitutto umana, arriva alla coscienza che la salvezza è un dono, da cercare sempre, in ogni piega della vita.


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