Vita di coppia.
Per questa settimana ospito in casa un ragazzo etiope che, venuto dal suo paese a Milano per un corso di ingegneria, è stato bellamente derubato e si trova quindi qui senza più nulla.
A lui ho già accennato per via del fatto che la generosità di molti mi ha davvero colpito molto; per la grande disponibilità di molti possiamo garantirgli di continuare a stare qui, studiando e facendo esami.
Adesso per una settimana è da me.
Preparando il suo arrivo, essenzialmente la stanza e il bagno, mi sono sorpreso a preparare con la cura e la passione come per l’accoglienza di un Altro. Anche andare in casa la sera chiede un’attenzione, come lo svegliarsi la mattina chiede una cura silenziosa, …
Mi sono quindi sorpreso a pensare che sarebbe davvero bello poter vivere così la casa, anche da solo, come il luogo della presenza di un Altro. Pensate che cura, che attenzione e che devozione ad ogni singolo elemento della casa stessa. Ci sarebbe una sacralità per cui mi è più chiara quella frase che il don Gius volle che fosse appesa in tutte le abitazioni dei “memores Domini”: la casa è il luogo della memoria.
Non è un luogo dello sforzo del ricordare, della vita che ha una regola, è il luogo dove c’è fisicamente Colui che ti sta pensando ora, che ti sta donando questa giornata.
dalla liturgia ambrosiana:
MERCOLEDI’ della III° settimana di QUARESIMA
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore. La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra! Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
Vangelo secondo Matteo 6,19-24.
Come si fa a non accumulare tesori sulla terra? Come si può non avere nulla per sè? Sembra umanamente impossibile e comunque è durissimo: la ricchezza è il desiderio di quell’infinito che poi prende le forme più disparate, c’è la ricchezza economica, c’è quella della sociale, c’è quella affettiva, quella politica, … i nostri desideri portano in sè, come esito naturale, il desiderio della ricchezza.
Ma a Gesù non è questo che interessa, a lui interessa farci capire che ogni ricchezza è una preferenza non data a lui, e questo, quando ce ne accorgiamo, è un dolore anche per noi.
Davvero Gesù ci avvisa che lui deve essere “l’unico necessario”.
E a noi tocca chiederlo.
Scuola di Comunità 2025/2026
Luigi GIUSSANI,
All’origine della pretesa cristiana
Capitolo quarto
COME E’ SORTO NELLA STORIA
IL PROBLEMA
1. Il fatto come criterio
Noi disponiamo di un documento storico che è arrivato fino a noi a mostrarci come per la prima volta sia sorto il problema: i Vangeli. La natura di questo documento ha posto dei problemi all’indagine storica.
Abbiamo un documento scritto ma di che cosa si tratta? Come può essere che un testo riveli la pretesa del mistero di rivelarsi a noi? Perché il nostro interesse per i vangeli non è legato ad altro che alla loro capacità di metterci davanti all’irrompere del mistero dentro la nostra vita, di allora e di oggi.
Altrimenti, se i vangeli fossero solo il racconto della vita di Gesù, potremmo facilmente relegare la loro storia nell’ambito dei romanzi o, peggio, delle favole. Mentre i vangeli nascono con un compito ben preciso: annunciare che il mistero si è affacciato alla vita degli uomini.
Ed è per questo che quando ne terminiamo la lettura diciamo: “parola del Signore”.
Buon mercoledì,
donC

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