Come sempre, quando c’è musica in piazza Leo i vetri delle mie finestre, almeno di quelle rivolte alla piazza, tremano che è un problema.
E ieri sera era così.
Quindi all’apparenza una festa come tante: volume a mille per coprire i pensieri e le preoccupazioni, in modo da non sentire altro che le note della musica, qualunque sia.
Ma ieri sera era diverso. Oltre la musica si sentivano le voci; potevo quasi distinguere le parole delle canzoni. E questo mi ha colpito tanto perché quelle voci dovevano per forza avere una ragione, e non mi bastava sapere che tanti erano felici per la conclusione di un evento, il MuD, che è andato oltre ogni aspettativa. Ci doveva essere altro dietro quelle voci, altrimenti non ci sarebbero state.
Era l’espressione di una gioia profonda e quasi intima, a dispetto del numero dei “cantanti”: era la gioia di chi vive con un “perché”.
Ed è per sempre libero.
dalla liturgia ambrosiana:
VENERDI’ della III° settimana di PASQUA
In quel tempo. La folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che il Signore Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie. Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Vangelo secondo Giovanni 6,22-29.
L’opera di Dio a cui siamo chiamati è la nostra fede.
Cafarnao è la casa di Gesù, il luogo dove era ospitato a casa di Pietro; credere è credere che Lui è presente dove stanno di casa i suoi amici. Anche la gente che lo cerca lo capisce e per questo lo sa cercare, con certezza, al di là del mare. altrimenti come avrebbero fatto a partire sapendo dove andare.
Credere è quindi la prima delle opere che un uomo può realizzare nella vita, ed è la cosa che tutti dobbiamo chiedere.
Scuola di Comunità 2025/2026
Luigi GIUSSANI,
All’origine della pretesa cristiana
Capitolo quinto
UNA PROFONDITA’ DI CERTEZZA
1. La traiettoria della convinzione
a) La scoperta di un uomo senza paragone
Proviamo a pensare a un gruppetto di persone che per settimane, mesi, anni hanno visto tutti i giorni cose di questo genere. Quei primi amici, e altri che si sono aggiunti, assistono quotidianamente e sempre di più alla eccezionalità, alla esorbitanza di quella personalità.
Ecco di cosa abbiamo davvero bisogno: convivere con il Mistero per poterlo conoscere con certezza: siamo sempre alla ricerca di certezza e abbiamo sempre la presunzione di dovercela dare noi, facciamo in modo di “farci certi”; mentre in realtà la certezza, e la conoscenza, vengono solo dallo stare, dalla convivenza.
In fondo è quello che io auguro a me stesso e anche a ciascuno di voi: che la vita coincida con la convivenza con il Mistero.
Buona giornata,
donC

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