In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, strìngiti le vesti ai fianchi e sèrvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».
Vangelo secondo Luca (17, 7-10.)
” Chi di voi, se ha un servo ad arare, gli dirà … “
Dobbiamo partire dal fatto che Gesù parla ai discepoli per poter comprendere le cose che poi dice loro: il discepolo è uno che ha il compito di seguire e che ha scelto di avere questo come vero impegno della vita, per questo l’immagine che Gesù usa è quella del servo: uno che è definito dal suo obbedire, dal suo andare dietro.
Se uno mette fra parentesi che la vita è un discepolato allora comincia a desiderare di potersi mettere a tavola, essere un servo non interessa più, e andare dietro è solo una fatica e una limitazione.
Questo primo passo mi pare sia molto chiaro se si pensa al rapporto educativo: l’educatore propone e prospetta un cammino che all’educato costa la fatica di un sì e di un “andare dietro” senza poter più mettere davanti sé.
” Avrà forse gratitudine verso quel servo perché ha eseguito gli ordini ricevuti? “
La gratitudine non è, non può essere per ciò che il discepolo fa, è per il cuore che dice sì, che si fida.
E anche questo, che pare tanto banale, ha dentro un’altra questione: per noi è davvero difficile avere gratitudine per i nostri sì e per quelli di chi ci sta vicino.
Vedere chi compie sè nell’obbedire al rapporto con Gesù non ci basta per essere davvero lieti.
” Siamo servi inutili “
Il servo è inutile quando fa di testa sua perché non ha il quadro d’insieme delle cose, e quando un servo invece che aiutare fa di testa sua allora complica e non serve.
Allo stesso modo il discepolo; se segue quello che pensa non sta più seguendo.
Questo per evidenziare che la traduzione dell’originale greco con il termine “inutile” non è molto corretta, meglio, non rende la realtà delle cose: è come se il servitore dicesse: “cosa c’è di nuovo nel seguire, nell’andare dietro a chi guida”?
” Abbiamo fatto quanto dovevamo fare “
L’ultima sottolineatura sel senso dell’essere discepoli è molto importante perché ci suona un pò come una verifica.
Quando segue il discepolo è lieto del suo camminare, sisente als uo posto, è in pace. Quel suo seguire è il modo per dire a Gesù che lo ama, che vuole sempre più amarlo come Lui ha amato noi.
Ford Madox Brown, Gesù lava i piedi a Pietro, 1876, Tate Britain, Londra.
Ciò che mi colpisce di quest’opera è che sa rendere l’idea del clima che si era creato nel cenacolo con quel gesto di Gesù, mentre allo stesso tempo si possono percepire la serietà e la coscienza con cui Cristo compie il gesto di lavare i piedi a Pietro; non sta facendo un gesto simbolico, sta abbracciando la Croce.

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